Giacomo in visita da Salvatore Amorelli

Giacomo Pignocchino

 

Eccomi in Sicilia, l’isola è fantastica in questo periodo primaverile: verde, soleggiata e fresca!

Atterrato qui per lavoro, in un raro momento di quiete, riesco a dedicare mezza giornata per dirigermi alla volta di Caltanissetta!

Come tanti sapranno, qui vi è uno dei laboratori di uno dei più famosi, ma soprattutto grandi ed appassionati, artigiani pipari al mondo: Salvatore Amorelli!

Grazie ad un amico ho finalmente la possibilità di incontrarlo!

Così io e la mia gioia, simile a quella che si prova quando si è bambini, ci dirigiamo verso il laboratorio. 

Finalmente vedo un’insegna sul ciglio della strada a forma di pipa! Quello è il posto!

Non ci crederete, ma la prima cosa che ho percepito scendendo dalla macchina sotto il sole della Sicilia, è stato un dolce e ben distinto profumo di Latakia. Che bontà ragazzi, vado matto per questo tabacco.

Molto imbarazzato, essendo praticamente ora di pranzo, mi spingo comunque ad entrare. Dopo esserci addocchiati velocemente da una finestra, mentre piacevolmente fumava una delle sue creazioni, il maestro venne ad aprirmi la porta.

Fin da subito mi ha fatto sentire a mio agio accompagnandomi a visitare le vicine stanze piene di pipe fantastiche e successivamente il suo laboratorio. Ho anche potuto vedere delle radici di radica enormi! Davvero spettacolare!

E così, mentre chiacchieriamo di pipe, passiamo davanti a pile di cassette piene di ciocchi di radica, alcuni vecchissimi, di 30 anni e più! Ciocchi che avevano visto alluvioni, spostamenti, così tante estati! Follia e grandissimo stupore allo stesso tempo. Ciocchi di radica che avevano più anni di me! Era quasi come entrare in un museo e vedere oggetti di antichità! Dentro di me pensavo a quanta storia racchiudessero dentro di sè, ancora intatti, solo impolverati.

Proseguiamo il giro, così da poter vedere alcuni macchinari per le lavorazioni al laser, lucidatrici da banco, bocchini grezzi e tanto altro che è difficile spiegare. Avevo la sensazione che ogni pezzo fosse speciale. Mi sentivo proprio onorato di esser presente lì in quel momento.

Ed ecco la parte più eccitante: dovevo scegliere una pipa! Di certo non potevo andare via a mani vuote! Come potevo fare con tutte le meraviglie che mi circondavano? Alla fine, dopo aver girato un po’ come un ragazzino all’interno di un parco giochi nel quale non sa su quale giostra salire per prima, apro un cassetto e vedo quel che mi piace definire una bella pipona! Classica, curva, liscia, rossa e col bocchino nero. Semplice certo, non articolata come tante altre Amorelli, ma per me, Piemontese e Torinese, quel pezzo di radica era veramente una visione. Anche un’altra pipa, piuttosto bizzarra dal fornello molto alto, lavorata al laser, aveva attirato la mia attenzione, così chiesi al maestro: “Per chi ha lavorato una pipa così particolare maestro?”

E lui con tono molto rilassato: “Ah sì, quella a giorni dovrei consegnarla…a Trump”. Vi lascio immaginare la mia espressione in quel momento!

Dopo aver messo da parte 3 o 4 pipe da valutare, il mio cuore era stato ormai rapito dal mio gran pipone. Dissi al maestro, riferendomi ad essa, ultra ventenaria: “Salvatore questa pipa è troppo bella, lo so che la scelta è stata frettolosa, ma non posso tornare senza di lei…Questa non è un pezzo di radica, è un pezzo di storia”. Il maestro a quel punto mi disse: “Mi spiace un po’ darla via, è solo una due stelle, ma in un certo senso ero affezionato a questa pipa. È rimasta ferma ad attendermi per più 20 anni finché l’anno scorso ho deciso di lavorarla, ma so che finirà in un buone mani”.

Onorato di questa affermazione, saluto il grande maestro e me ne ritorno da dove sono venuto, felice, con un frammento di storia ed una parte di Sicilia nella tasca.

http://www.amorelli-italy.com/