Cagli 2007

In quel di Cagli – 21 – 22 aprile 2007

Difficile smuovere i Bugianen, agganciati come patelle alle proprie poltrone stile inglese. Così spetta all’ala movimentista del club torinese, cioè a Andrea, Pietro, Ricu ed io, spostare se stessi e le proprie migliori pipe in quel di Cagli in occasione della 7^ Festa della Pipa.
Cagli è un piccolo borgo di meno di 10.000 abitanti ( fiero comune indipendente già sul finire del XII e poi passata del XIV secolo sotto la signoria dei Montefeltro e nel XVI secolo passata ai Della Rovere, infine confluito nello Stato della Chiesa, oggi fa parte della Comunità Montana Catria e Nerone) che grazie a Bruto Sordini e a tutti i suoi amici è diventata – almeno per qualche giorno di primavera – la capitale italiana della pipa ormai da diversi anni.
Partenza sabato mattina ore 7,30 da Torino, recupero di Andrea a Cambiano e poi via, dritto filato per oltre 500 chilometri per l’incontro più importante dell’anno.
Arriviamo dopo le 13,00 dopo un viaggio tranquillo e una lunga chiacchierata che ha portato via il tempo e subito ci inoltriamo nella piccola cittadina.

Ovviamente i primi che incontriamo sono i gemelli di Cuore di Radica che si stanno satollando in compagnia di Gerti, Oremy, Lupo Generoso e Jackpino. Non abbiamo quasi il tempo di salutarci e facciamo subito gruppo e anche quelli che non si conoscevano personalmente prima sono subito a loro agio. Una battuta, uno scambio di opinioni, un panino e subito ci separiamo. Noi ci fiondiamo a vedere l’inizio della gara di lento fumo, alla quale abbiamo comunque deciso di non partecipare, pentendoci quasi subito.
Anche qui riconosciamo altri pipatori conosciuti solo su Fumare la pipa, scambiamo due battute con Toni Pasqual al quale chiedo degli amici del CAP Madrid che quest’anno sono assenti, discutiamo ovviamente di pipe con Salvatore Amorelli e Fabrizio Romeo.Iniziogaralentofumo
Quando la gara inizia ci defiliamo per andare a vedere l’apertura della mostra nel chiostro. Intanto incontriamo ancora altri soci di FLP, abbiamo tempo, ci fermiamo a scambiare impressioni, contenti di poter incontrare tanti amici di diverse parti d’Italia.
Passiamo il resto del pomeriggio come scolaretti in gita scolastica beandoci della più ricca serie di pipe mai viste in vita nostra. Facciamo il giro più volta, guardando le pipe esposte, salutando vecchi amici, conoscendone di nuovi. Siamo affascinati dai diversi stili che hanno come tema comune la nostra beneamata.
In mezzo a questa profusione di forme e finiture comprendiamo appieno perché la pipa italiana è veramente la numero uno al mondo grazie alla passione, alla dedizione e all’entusiamo di centinaia di artigiani che riescono a coniugare tradizione ed innovazione.
Ci sono le pipe di Don Carlos (il padrone di casa) però mancano le mitiche Cronos; di Stefano Santamborgio che ci invita ad una visita alla sua ditta; di Fabrizio Romeo che ci intrattiene sulla storia della sua famiglia; di Salvatore Amorelli un marchio da riscoprire; di Ascorti tutte nere e luccicanti dalle forme avveniristiche; di Alessandro Corsellini cui ricordo un incontro a Firenze a metà degli anni 80; di Armellini con qualche incursione in essenze diverse dalla radica; di Posella dalle forme particolari tondeggianti; di Enzo Foresti [Aqualong] forme ed essenze in evoluzione, dall’ulivo al corbezzolo al frassino; di Maurizio Tombari dalle forme particolari; di Musicò padre e figlio, piccole, nere, invitanti; di Enricoro, un hobbista vercellese molto promettente; di Gabriele Dal Fiume, molto particolari; dei fratelli Quattrociocchi; di Paolo Becker; di Viprati; di Totino Iacono (ho citato in ordine sparso e spero di non aver dimenticato nessuno). C’erano poi gli stand di Lubinski e Frank Hans oltre ad altri banchetti che non essendo in tema abbiamo un po’ snobbato.
Andiamo a vedere i premi della lotteria di Fumare la Pipa tra cui spiccano due Mauro Gilli: l’onore del Bugianen Pipa Club è salvo!
Cominciamo ad adocchiare qualche eventuale acquisto, discutiamo di pipe, incrociamo altri amici, dopo un po’ conosciamo tutti e tutti ci conoscono.
IMG_0927%20Mostra%20Baldo%20BaldiVisitiamo la mostra dedicata a Baldo Baldi, una pipa più bella dell’altra, la più bella è comunque una pipa non pipa, cioè con il camino aperto sopra e sotto, più che una pipa, una scultura, ci viene quasi da sbavare.

Passiamo così il pomeriggio come meglio non si può, tanto tutto è già tutto organizzato, non dobbiamo preoccuparci di niente, nemmeno del momento conviviale più importante, cioè la cena della sera, che si tiene, dopo un percorso di alcuni chilometri su strada sterrata, all’agriturismo La Colticciola (http://www.lacolticiola.it/).
Siamo tutti lì, saremo almeno trecento a tavola a gustare le specialità della casa e
Ovviamente siamo al tavolo dei gemelli romani. La sera passa in un attimo discutendo – caso strano – non di pipe e tabacchi ma di vino e ovviamente dalle parole ai fatti: assaggiamo un diversi vini ma, tra Roma e Torino prevale la Puglia: il migliore è un Primitivo di Manduria portato da Jackpino.
Ma non finisce qui: dopo la cena, in albergo, stupiamo i nostri gemelli con effetti speciali: una dopo l’altra spariscono una bottiglia di Ruché, una di Barbera ed una di Dolcetto mentre passa la prima parte della notte continuando a discutere di cibo e bevande, stuzzichiamo tutti parlando di Langhe e Roero, di grandi vini e di grandi piatti.
Il risveglio non è dei migliori, ci ritroviamo nel chiostro a piccoli gruppi, ricominciamo a girare, si fuma si chiacchiera, si mette a segno qualche acquisto, discutiamo con lo stato maggiore di Cuore di Radica quando organizzare l’evento che formalizzerà il gemellaggio, si partecipa alla mangiata finale a base di polenta, porchetta e salumi. Intanto il tempo è volato e in un batter d’occhio siamo di nuovo in strada verso casa. Siamo tutti e quattro entusiasti, già pianifichiamo la discesa dell’anno prossimo, magari in gruppo più folto, trascinando anche molti altri Bugianen.
Concludo, non avendolo fatto fin qui, citando tre splendide signore e gentili signore presenti: Wilma Armellini, Stefania Tombari e Cinzia Foresti.

Torino, 23 aprile 2007

Testo e foto: Giovanni Ilardi